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La Storia dell'apparizione |
“Peschiera
forte cittadella del Veneto antico dominio, sorge
alle rive del limpido Benaco, in quel sito appunto
dove il Mincio, la sua origine traendo, con l'acque
chiare e scorrevoli, Peschiera leggiadramente in
due parti divide”. Così lo scrittore Carlo
Monti dipinge la città di Peschiera del Garda.
La
posizione della città ha rappresentato, già
dal tempo dei romani, un crocevia strategico
che dal Veneto conduce verso la Lombardia, e quando
scoppiavano le guerre era luogo conteso e quindi
di battaglia.
Nell'anno 1508 Austria, Francia e Spagna segretamente
si allearono per assalire la Serenissima Repubblica
di Venezia, alleanza “prodotta da mera invidia per
la di lei prosperità” (Giulio Dal Pozzo).
Nel 1509 le truppe francesi comandate dal re Luigi
XII arrivarono a Peschiera, ultimo baluardo della
Serenissima. I difensori resistono all'assalto dei
francesi, ma l'eroismo cede alla potenza degli assalitori,
e questi massacrarono l'intera guarnigione fino all'ultimo
uomo. A queste stragi si aggiunsero la peste provocata
dalla miseria e dalla putrefazione dei cadaveri,
ed un furioso terremoto, tanto che l'allora
notaio di Peschiera, Pasqualino Cordigero, scriveva: “E'
più facile che si possano contare le gocce
del mare, che non i mali portati dalla guerra che
lungamente afflissero Peschiera”. |
11 Maggio 1510 |
"Su questo paesaggio
desolato, poderi devastati, casolari bruciati, boscaglia
aggressiva che ricopre ogni giorno di più le
fertili terre, sopravissuti stremati…" La
Madonna, Consolatrice degli Afflitti ‘risponde
alle invocazioni e al pianto dei nostri antichi padri
ed è venuta
a portare la gioia e la pace'.
Ecco quanto scrive P. Bartolomeo Spiciani da Monzambano: “allì 11
di maggio dell'anno 1510 mentre un contadino stava
in campagna nella contrada della Pigna ad acconciar
le viti, scorgendo quivi poco lontano uno spaventoso
serpe, restò per timore, come privo di sensi.
Onde alzando gli occhi al cielo, ed alla Vergine
Santissima sua Avvocata, raccomandandosi vidde quivi
fra le verdeggianti fronde di un Frassine la di lei
figura; avanti la quale genuflesso, scacciato ogni
timore, anzi pieno di gran consolazione rese le dovute
grazie, si levò in piedi, e fatto ardito,
ed accostatosi al Frassine, stese la mano, la levò di
quivi, e tutto giubilante, se la portò a casa,
e fattala vedere ai suoi domestici, la pose sotto
chiave in una cassa, volendo egli solo essere il
custode del acquistato Tesoro”. Ma la piccola statua
della Madonna ritornò sulla pianta del frassino.
L'immagine della Madonna viene portata nella
Chiesa della Disciplina per essere custodita, ma
ancora ritorna sulla pianta del Frassino, e da
qui, come un grande fiume, continua a diffondere
il suo amore di Madre. |
Tre sono gli aspetti
caratteristici dell'Apparizione. |
«Non
so se l'avete notato, é una Madonna
silenziosa,
non ha detto una parola sola. Lei tace: l'umiltà del
suo silenzio. Poi avete notato che quasi quasi voi
ed io siamo presi da un certo stupore, perché cerchiamo
un'immagine della Madonna e ci troviamo dinanzi ad
una piccola statua, ma così piccola: è l'umiltà della
sua piccolezza, di Lei che sempre amò chiamarsi
Piccola. E poi ancora questo strano fatto: l'immagine
scompare e si trova là soltanto dove è apparsa la prima volta: l'umiltà di essere nelle mani
di Dio che la colloca là dove Egli vuole..
. Maria nel suo silenzio, ci rimanda alla parola
della Scrittura santa e ci rimanda al Figlio suo
che ha parlato sì con le labbra, ma
che ha parlato ancora più eloquentemente donando
se stesso sulla croce...
Anche tu non cercare mai di essere
grande, rimani piccolo, resta così. Il Signore
poi ti farà crescere, sarà il suo amore
che ti farà grande, sarà il suo amore
che ti darà prestigio, perché sei suo
figlio. Ma non dimenticare che devi essere piccolo»
(da un'omelia di Mons. Eugenio
Ravignani, attuale Vescovo di Trieste, tenuta l'11-5-1990). |
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