LE CAPPELLE

Il Santuario del Frassino

 

CAPPELLA DELLA NATIVITÀ

La 1° cappella a sinistra è detta Cappella della Natività dal soggetto rappresentato dalla pala, contiene un altare la cui conformazione rispecchia quella dell’altare antistante ma è eseguita con una qualità superiore, simile a quella adottata dai restanti altari con decorazioni a stacco dalla navata sinistra. Qui una cornice a festone contiene il dipinto mentre la cimasa, tra cherubini e angeli, ostenta il simbolo di Cristo. L’inserimento dell’altare non ha provocato, come invece è accaduto in altri casi, la chiusura delle originarie finestrine monofore, che danno luce all’interno della chiesa. Accanto alla mensa sta una delle due acquasantiere (verosimilmente seicentesche) del santuario; l’altra si trova presso la cappella di fronte.
La pala di Paolo Farinati raffigura, come si è già detto, la Natività con i santi Francesco e Bernardino. Tre delle quattro pale realizzate dal pittore per il Frassino si trovano collocate consecutivamente nella parete di sinistra.

LA CAPPELLA DELLA SACRA FAMIGLIA

Nella 2° cappella di sinistra è ospitata una pala di Farinati: per il soggetto trattato l’altare è detto della Sacra Famiglia. Rispetto a quella precedente, questa mostra un carattere più architettonico per la presenza delle due colonne chiamate a sostenere il fastigio. Al di sopra della cornice concava stanno, ai lati, due volute che sostengono due angioletti mentre al centro sta l’immagine del Padreterno in gloria benedicente.
La datazione proposta porta al passaggio tra il primo e secondo quarto del XVIII secolo e vede la presenza di stuccatori lombardi ancora vicini, se non appartenenti alla famiglia dei Colomba.

CAPPELLA DELLA RICONCILIAZIONE

Innalzata all’esterno della Chiesa nel 1969. Si tratta di un ampio spazio nel quale vanno osservate due opere: il moderno crocifisso in ferro battuto di Berto da Cogòlo e, posta sulla parte occidentale, una pala raffigurante Sant’Angela Merici in estasi tra le Sante Caterina e Lucia.

CAPPELLA DEL BEATO ANDREA GREGO

La 3° cappella di sinistra ha un’importanza particolare, non solo per la religiosità francescana, ma più ampiamente per la storia della fede del territorio di Peschiera. È intitolata al beato Andrea Grego di Peschiera, e contiene a sua volta una pala di Paolo Farinati. Come per l’altare di fronte anche in questo si trovavano due statue in stucco ai lati dell’ancona a dimostrazione della precisa corrispondenza tra cappelle contrapposte, che ha caratterizzato il progetto di sostituzione degli altari del settecento. Attualmente, l’ancona presenta una cornice a festone e un fastigio, dove i due angeli stanno attorno allo Spirito Santo rappresentato dalla colomba e la composizione va ancora riferita alla consueta bottega legata alla famiglia Colomba, che si ritiene operosa al Frassino.
Andrea Grego una volta entrato nell’ordine domenicano viene mandato a predicare in Valtellina e muore a Morbegno nel 1485, dopo aver fondato un piccolo convento. Fonti settecentesche affermano che il giuspatronato comunale su una cappella esisteva già all’atto della fondazione del santuario: probabilmente la cappella coincide con quella che stiamo osservando. Incassata al di sotto della finestrella destra si trova una pietra dove il beato avrebbe posato il capo durante il sonno una volta scacciato dai confratelli.

CAPPELLA SANTI GIOVANNI BATTISTA E PIETRO

La 4° cappella di sinistra è dedicata ai Santi Giovanni Battista e Pietro ed è l’unica, che non abbia subito le profonde trasformazioni barocche (almeno dal punto di vista dell’impianto dell’altare), che si verificano in tutte le altre cappelle. Qui è, inoltre, presente la più antica pala della chiesa, ancora contenuta nella cornice originaria. La parete che la circonda è stata decorata attorno alla metà del XVII secolo da un pittore che risente dell’attività dei decoratori bresciani operosi anche a Venezia nel contempo, quali un Domenico Bruni o un Fausto Moretti. Una partitura architettonica illusoria si staglia su un cielo azzurro ed è data da due nicchie laterali dove si collocano le figure di due santi martiri. Due colonne avvolte da vitigni sostengono una trabeazione che si espande sopra le nicchie e sostiene i montanti di un timpano spezzato, ove si trova raffigurato S. Diego di Alcalà, francescano canonizzato da Sisto V nel 1588.
La pala rappresenta I santi Giovanni Battista, Pietro e la colomba dello Spirito Santo.

CAPPELLA DI SAN FRANCESCO O DEI CORDIGERI

La 5° cappella di sinistra si sviluppa, analogamente a quella antistante, oltre l’arco sul quale si imposta la volta a botte della navata. Si tratta di una situazione che modifica la logica strutturale della parte plebana della chiesa, che si differenzia dai modelli coevi (in particolare dalla chiesa abbaziale di Maguzzano che è diretto precedente della chiesa del Frassino) e che rende difficoltoso capire se questo ambiente sia stato pensato in fase progettuale, oppure sia stato innalzato in un secondo momento in concomitanza con la sistemazione della prospiciente cappella della Madonna. Si tratta di un ambiente a pianta rettangolare coperto da una volta a botte con una finestra che si apre verso nord. La cappella apparteneva alla confraternita dei Cordigeri e si mostra oggi con arredi relativi a momenti diversi della sua storia. Non riferibile a questo spazio è l’affresco staccato che si trova nella parete destra e che rappresenta la più remota traccia figurativa della storia di tutto il complesso conventuale.

 

Staccato negli anni trenta del XX secolo e proveniente forse da una delle cappelle laterali minori, è composto da due registri figurativi sovrapposti, entrambi a soggetto mariano.
Inserito tra paraste dipinte raffigura in basso la Madonna col Bambino e san Bernardino da Siena e al livello superiore, la Madonna sul frassino e sant’Antonio abate. Nello specifico quest’ultima rappresentazione è un’eccezionale testimonianza della volontà di illustrare il fatto miracoloso sostanzialmente al momento dell’accaduto e, nel contempo, è la prima immagini che restituiscano visivamente il motivo stesso dell’erezione del santuario. È databile al passaggio tra gli anni Dieci e Venti del Cinquecento e si deve ad un anonimo artista veronese.
L’altare è il più elaborato tra quelli che vengono realizzati a partire dalla fine del Seicento, in sostituzione dei precedenti ed è forse il più tardo di questa impresa decorativa, databile non prima del passaggio tra quarto e quinto decennio del XVII secolo. È anche, il più rilevante per l’ordine francescano (il cui stemma campeggia nella cimasa dell’altare) che è titolare del santuario, essendo la cappella dedicata a san Francesco.
L’altare assai articolato occupa l’intera parete di fondo della cappella e mostra una insistita esuberanza formale. Alle estremità si trovano le statue in stucco di san Bonaventura (a sinistra) e sa Ludovico di Tolosa (a destra): i rispettivi simboli che ne permettono l’identificazione sono tenuti dalle soprastanti coppie di angioletti che reggono un galero e la mitria vescovile. I piedistalli che sostengono le statue e le colonne dell’altare sono poste diagonalmente e concorrono a muovere l’impianto architettonico generale. Le colonne libere sostengono, infine, una cimasa nella quale due angeli reggono lo stemma francescano. La complessa decorazione plastica è assegnata ad un membro della famiglia di stuccatori ticinesi dei Colomba, già responsabile della progettazione di altri altari della modellazione dei relativi stucchi.
Il tabernacolo proviene dall’altar maggiore, consacrato nel 1781 e successivamente smantellato per buona parte, nel corso dei lavori degli anni Trenta del Novecento. Allo stesso periodo, va riferita anche la decorazione parietale (consistente nelle paraste dipinte e nei cassettoni della volta) opera di Carlo Zanfrognini. La lastra sul pavimento è collocata in luogo dell’originale che, attualmente, si trova sotto il portico all’esterno della cappella di Riconcialiazione e fa riferimento ad un restauro della cappella voluto dai Cordigeri nel 1741, momento al quale va probabilmente riferito l’innalzamento dell’altare.
La pala di Giovanni Andrea Bertanza è stata restituita da poco al suo autore, dopo essere stata assegnata erroneamente dalle guide precedenti, a Francesco Astolfi, il notaio committente della prima pala a destra nella chiesa.
Al centro dell’intradosso dell’arco di accesso alla cappella si trova una bella tela di un pittore francescano, fra Felice Cignaroli.

CAPPELLA DEI SANTI FRANCESCANI

La 4° cappella della fiancata destra è dedicata ai Santi Francescani e ospita un altare che è probabilmente il più antico, tra quelli rinnovati nel corso del Seicento, forse da collocare alla metà del secolo, almeno per quanto riguarda l’ancona. Questa si compone di colonne nere in finto marmo che reggono un timpano spezzato con cherubini, mentre al centro sta il simbolo dei Francescani. Si osservi, per la cappella in argomento, la sopravvivenza delle originarie finestrine ricavate nel fondo.
La pala (databile tra il settimo e il nono decennio del XVIII secolo) raffigura i Santi Pietro d’Alcantara, Giovanni da Capestrano e Pasquale Baylon e si deve al pennello di fra Felice Cignaroli (fratello del più celebre Giambettino), che avrebbe realizzato anche la tela dell’intradosso della cappella di San Francesco.
I tre santi vengono identificati rispettivamente dalla croce, dalla bandiera e dall’ostensorio inciso su un disco dorato tenuto da un punto.

CAPPELLA DEL CROCEFISSO

La Cappella del Crocefisso è, quella nella navata destra, che mostra oggi il più articolato apparato plastico assegnabile all’anonimo artefice e appartenente all’ambito degli stuccatori ticinesi Colomba.
La struttura dell’ancona è data da un festone che circonda l’incasso della parete e che sostiene la cornice superiore. La ricchezza figurativa è però inedita e struttura una composizione nella quale, come in un teatro, si espongono ai riguardanti non solo il crocifisso, ma anche i Dolenti (Maria e San Giovanni Evangelista) e la soprastante scena con Gesù coronato di spine. Il crocifisso collocato nell’incasso rettangolare è, attualmente, la più antica opera di scultura esistente nella chiesa, databile agli ultimi anni del XV secolo e assegnabile ad un artista di provenienza bresciana o veronese.

CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

La 2° cappella a destra, un tempo dedicata al Santissimo Sacramento, si trova privata dell’arredo originale. Lo spazio trattenuto dall’ancona dell’altare, infatti, è stato svuotato per sistemare una nicchia che ospita una statua moderna, raffigurante il Sacro cuore di Gesù, al quale culto oggi la cappella è intitolata. La struttura di questi altari presenta oggi due coppie di colonne sistemate su due diversi piani di profondità (il più arretrato ricavato probabilmente in epoca recente); la soprastante trabeazione rientrante regge due angeli posti sulle volute laterali che reggono scudi sui quali sta scritto: “ECCE PANIS ANGELORUM” e “VERE PANIS FILIORUM”.

CAPPELLA DELL'IMMACOLATA

La 1° cappella a destra è detta dell’Immacolata, per il soggetto principale rappresentato dalla pala. L’ancona mostra una decorazione in stucco a festone sulla quale si imposta una cimasa con due angeli soprastanti, poggianti sulle volute che si trasformano in foglie d’acanto.
La piccola edicola al centro ospita una statua di Sant’Antonio da Padova. Gli angioletti che reggono rispettivamente un giglio e una palma, rimandano all’ambito del plasticatore Girolamo Aliprandi, originario di Laino, nel Comasco, ma attivo anche a Trento (nel Castello del Buonconsiglio) e a Vicenza (a Palazzo Leoni Montanari). Sulla base di questi riferimenti, viene proposto per l’altare del Frassino il nono decennio del XVII secolo, in relazione alla decorazione della navata. La pala è di ignoto pittore veronese operante alla metà del Seicento o poco oltre. La tela raffigura la Madonna immacolata e i santi Antonio da Padova, Valentino, Isidoro e Domenico. Lungo la cornice superiore si trova un’iscrizione, ora non agevolmente comprensibile, che fa riferimento a Francesco Astolfi.